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La Dermatite Atopica « dott. Mario Pacella

La Dermatite Atopica

La Dermatite Atopica è una malattia ad etiologia multifattoriale , caratterizzata da prurito intenso, lesioni cutanee tipo papule o vescicole, prevalentemente localizzate al cuoio capelluto, orecchie, tronco, area perigenitale e superfici flessorie degli arti. La cute e’ spesso molto secca e le lesioni da trattamento che ne derivano, cusano croste e lichenificazione . Nel primo anno di vita va distinta dalla dermatite seborroica.,Diverse cause combinate ne determinano la presenza e la persistenza.

A prognosi benigna (si risolve nella maggior parte dei casi con la crescita) e che può avere, fra i fattori che ne determinano la persistenza e la gravità, la presenza di allergia alimentare.

Gli alimenti possono produrre tre tipi di reazioni avverse, oltre alle reazioni di tipo tossico:

Reazioni allergiche – sempre dovute a meccanismi immunologici e non dipendenti dalla dose assunta.

Reazioni pseudoallergiche – spesso dipendenti dalla dose assunta, con meccanismi non immunologici (reazioni ad additivi alimentari)

Reazioni da intolleranza – dovute a deficit enzimatici (deficit di lattasi con intolleranza al latte, molto frequente; deficit di saccarasi-isomaltasi, deficit di lipasi).

A seconda delle varie statistiche l’allergia alimentare è presente nel 30 – 50% dei bambini affetti da dermatite atopica, mentre la presenza di allergia agli Acari è uno dei fattori determinanti la persistenza della dermatite oltre il 2-3° anno di vita. Inoltre esiste una familiarita’ : nel caso di entrambi i genitori allergici allo stessi allergene (per esempio:alle proteine del latte vaccino)  la possibilita’ di intolleranza del bambino puo’ arrivare all’ 80% di avere la stessa allergia. L’allergia può essere di tipo umorale (anticorpi – IgE) o cellulare (linfociti T).

I test che normalmente vengono eseguiti (Prist e Rast ) normalmente  in prima battuta per svelare la presenza di allergia alimentare possono essere negativi e non svelare un’intolleranza od un’allergia, soprattutto nei piu’ piccoli. Questa negatività non dà la certezza assoluta che l’allergia non sia presente, poiché tali test consentono di valutare solo l’allergia IgE mediata e non quella cellulo-mediata. Non esistono test di laboratorio che permettono di svelare quest’ultimo tipo di allergia.

Il comportamento più corretto nel suo caso sarebbe quello di determinare, aiutandosi con i farmaci e con una dieta di esclusione (almeno per un mese), un miglioramento della dermatite. Sarebbe consigliabile, in una prima fase, escludere dall’alimentazione tutte le sostanze fortemente allergizzanti come latte e derivati, pomodoro, uovo, pesce ma anche il parmigiano. La dieta di scatenamento , che seguira’ a questa dieta restrittiva consiste nella somministrazione progressiva e graduale (uno a settimana) degli alimenti esclusi in precedenza con la dieta da esclusione, monitorando la sintomatologia cutanea. Il peggioramento della dermatite consentirà di individuare l’alimento allergizzante.

Questa metodica richiede molta pazienza e andrebbe praticata solo in caso di eczema medio-grave. E’ inutile sottolineare che la dieta di eliminazione, priva di alimenti allergizzanti  deve essere prescritta da un medico, così come le modalità del successivo scatenamento, che in alcuni casi è preferibile praticare in ambiente ospedaliero.

Solamente pochi casi (5% circa) di reazioni avverse ad alimenti sono da considerare di origine allergica. Una vera allergia alimentare é frequente soltanto nella prima infanzia. Nell’infanzia, un’allergia al latte vaccino o all’uovo si riscontra nel 5% dei bambini con meno di due anni di età, con graduale risoluzione spontanea dell’allergia alimentare dopo il 2° anno di vita, per cui all’età di 10 anni la frequenza é analoga a quella degli adulti. Le allergie alimentari dipendono anche dalle abitudini alimentari dei vari paesi, per il maggior uso di alcuni alimenti (l’allergia al pesce é molto frequente nei paesi scandinavi, l’allergia alle arachidi negli Stati Uniti ecc. ecc.) oltre che dalle abitudini alimentari di ciascun individuo (molto più frequenti in soggetti che consumano eccessivamente e in maniera protratta determinati alimenti