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Diverticolo di Meckel « dott. Mario Pacella

Diverticolo di Meckel

Il dotto onfalo-mesenterico o vitellino mette in comunicazione, durante la vita embrionale, l’intestino tenue con il sacco vitellino. Usualmente alla nascita esso è obliterato e scomparso. La persistenza parziale o totale del dotto comporta varie malformazioni: diverticolo di Meckel, polipo ombelicale, bande fibrose, fistole ileo-ombelicali. 
Il diverticolo di Meckel è di gran lunga la più frequente di tali anomalie (97%) ed è anche la più comune malformazione del tratto gastro-enterico interessando circa il 2% di tutta la popolazione.
Manifestazioni cliniche acute da diverticolo di Meckel si osservano nel 4% dei soggetti nel corso della prima e seconda infanzia.

Tali manifestazioni cliniche possono essere:

  • sanguinamento: legato alla presenza di tessuto gastrico eterotopico nel 35-75% dei casi. Il sanguinamento può presentarsi in forma acuta (enterorraggia con rapida anemizzazione) o cronica. Il colore del sangue varia dal rosso vivo al rosso vinaccia. Per la diagnosi si utilizza la colonscopia, che risulta negativa, e la scintigrafia con tecnezio 99 che generalmente risulta positiva.
  • occlusione intestinale: causata da invaginazione intestinale (il diverticolo è l’inizio dell’intestino invaginato) o volvolo (torsione delle anse intestinali intorno al diverticolo).
  • infiammazione o diverticolite: dovuta sempre alla presenza di tessuto eterotopico gastrico e all’ulcerazione conseguente. In questo caso il paziente presenta dolori addominali inizialmente periombelicali e poi localizzati all’addome inferiore. Il quadro può essere confuso con quello dell’appendicite acuta e in circa un terzo dei casi evolve verso la perforazione.

La terapia di tutte queste forme è chirurgica.