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Nuova terapia per l’emorragia cerebrale nei prematuri « dott. Mario Pacella

Nuova terapia per l’emorragia cerebrale nei prematuri

A Genova è stata recentemente sperimentata una nuova tecnica per il trattamento dell’emorragia cerebrale dei bambini prematuri, nati con peso inferiore a 1,5 kg. Una tecnica presentata qualche giorno fa al Concresso internazionale sulla diagnosi e sulle cure all’avanguardia in Europa per i bambini prematuri presso il Centro internazionale Studi e Formazione (Cisef) dell’Istituto Galsini, del capoluogo ligure.

Se le considerazioni cui sono giunti i ricercatori saranno confermate, si tratterebbe di un passo in avanti significativo nello sviluppo di queste complicazioni. Al giorno d’oggi, infatti, la sopravvivenza dei nati prematuramente, di peso inferiore a 1.500 grammi, è intorno al 50%, con aumento dell’emorragia intraventricolare nel 40% dei casi: gli effetti di tale lesione sono ben noti, e oscillazione dall’infarto venoso all’idrocefalo postemorragico.
In particolare, ricordiamo come l’idrocefalo – cioè la dilatazione delle cavità ventricolari in cui si accumula il liquido cerebrale – sia principalmente legato all’accumulo di liquido nella scatola cranica. La dilatazione ventricolare è invece un aumento della pressione endocranica che può provocare gravi pregiudizi e, a volte, danni talmente gravi da condurre al coma e al decesso.

Grazie alla strategia predisposta dall’Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale Gaslini di Genova (sperimentata con successo su 87 pazienti), si potrà invece agevolare il deflusso del liquido che si accumula nel cranio (comprimento il cervello), mediante l’applicazione di una mini vite da applicare quando vi è la necessità di ripulire la scatola cranica dei neonati prematuri.
La mini vite ha una lunghezza pari a 15 millimetri, e risulta essere applicabile al cranio in maniera provvisoria, a tenuta stagna. Armando Cama, il ricercatore che ha sviluppato la tecnica, definisce il sistema come una tecnica che può “ripulire gradualmente il liquido cerebrale emorragico”, favorendo “nel contempo la pressione endocranica. Con questo sistema realizzato e utilizzato dal Gaslini, è stato possibile ridurre dell’1 percento le complicanze infettive e ottenere la guarigione da idrocefalo nell’80% dei casi, riducendo così anche le conseguenze sullo sviluppo neurocognitivo del bambino.

estratto da Sani oggi

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