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I tre doni del vento del Nord (fiaba norvergese) « dott. Mario Pacella

I tre doni del vento del Nord (fiaba norvergese)

 

C’era una volta una vecchia che aveva un figlio. Lei era debole e malaticcia e così il ragazzo dovette andare alla capanna delle provviste a prendere la farina per far da mangiare. Stava scendendo i gradini della capanna quando giunse una folata del vento del nord, gli strappò la farina e la portò via con sè.  Il ragazzo tornò nella dispensa per prenderne un altro po’, ma mentre scendeva le scale il vento del nord tornò in una folata e gli tolse di nuovo la farina, e anche la terza volta fece lo stesso. allora il ragazzo andò su tutte le furie, pensando che non era giusto che il vento del nord si comportasse così, e decise di andarlo a trovare per chiedergli indietro la farina. Si mise dunque in cammino, ma la via era lunga; cammina cammina alla fine arrivò dal vento del nord.
” Buongiorno e tante grazie” disse il ragazzo.
” Buongiorno – rispose il vento del nord- grazie a te. Cosa vuoi?”
Il ragazzo rispose:
“Volevo chiederti di farmi la cortesia di ridarmi la farina che mi hai portato via sulle scale della dispensa; già ne abbiamo poca, e se tu poi ti diverti a prendere anche quella, non ci resterà altro che morir di fame.”
” Di farina non ne ho- disse il vento del nord – ma dato che ci tieni tanto ti darò una tovaglia che potrà procurarti tutto quello di cui hai bisogno; basterà che tu dica “Tovaglia distenditi e apparecchiati con tutti i cibi più squisiti!”.
Il ragazzo si dichiarò soddisfatto. Ma la via era lunga, non poteva arrivare sino a casa in una sola giornata, e quindi si fermò da un oste lungo la strada. Lì stavano per cenare, e allora lui stese la tovaglia su un tavolo che era in un angolo dicendo le parole che gli erano state suggerite. Non aveva ancora finito di pronunciarle che la tovaglia fece tutto quello che le era stato detto e tutti ne furono entusiasti, ma più di tutti la moglie dell’oste. Non c’era da far fatica per arrostire o per bollire, per apparecchiare e preparare, per andare a prendere le cose e metterle in tavola…… A notte fatta, mentre tutti dormivano, la donna prese la tovaglia e la sostituì con un’altra identica. Quando si svegliò il ragazzo prese la tovaglia e se ne andò e in giornata arrivò da sua madre. “Eccomi, sono stato dal vento del nord: è una persona onesta, perchè mi ha dato questa tovaglia, e basta che io pronunci delle parole magiche per avere tutto quello che desidero.” La madre rispose:
“Sicuro, ma io non ci credo fino a che non vedo!”.
Il ragazzo si affrettò a tirar fuori una tavola e ci stese sopra la tovaglia dicendo: “Tovaglia, distenditi e apparecchiati con tutti i cibi più squisiti!”
Ma quella non procurò neppure un tozzo di pane nero.
“Allora non mi resta altro che tornare dal vento del nord ” disse il ragazzo e si rimise in cammino. Arrivato alla dimora del vento lo salutò cortesemente e proseguì:
“Vengo ancora a protestare per la farina che mi hai tolto:la tovaglia che mi hai dato non mi è servita a molto.”
Disse il vento del nord:
“Farina non ne ho, ma eccoti un caprone che fa i ducati d’oro , basterà che tu gli dica: “Fa’ soldi””
Il ragazzo non disse di no, ma aveva tanta strada da fare prima di arrivare a casa così si fermò dallo stesso oste. Prima di ordinare qualcosa provò il caprone per vedere che il vento del nord aveva detto la verità: era proprio così. Ma l’oste pensò che era veramente un montone prezioso,e appena il ragazzo si fu addormentato ne prese un altro che non era capace di fare i ducati d’oro e lo mise al posto del primo. La mattina dopo il ragazzo si rimise in via, e quando arrivò a casa disse alla madre:
“Dopo tutto il vento del nord è una persona proprio simpatica:adesso mi ha dato un montone capace di far soldi. Sta’ a vedere: – Montone mio, fa’ soldi! –
Ma quello che fece non erano certo soldi….. Si rimise allora in cammino per andare dal vento del nord e gli disse che il montone non era buono a nulla, e che lui voleva aver qualcosa in cambio della farina.
“E va bene, ora non ho altro da darti che quel vecchio bastone lì nell’angolo, ma è un bastone che se tu gli ordini:”Bastone mio, picchia!”, quello picchia fino a che tu non gli dirai di fermarsi.” La strada era molto lunga e perciò il ragazzo si fermò anche quella sera dall’oste, ma dato che aveva capito come erano andate le cose con la tovaglia e con il montone,si mise subito a russare sulla panchina, facendo finta di dormire. L’oste capì che anche quel bastone doveva avere qualche specialità, così ne cercò uno uguale da sostituire mentre il ragazzo russava. Mentre però l’ oste stava per afferrarlo il ragazzo si mise a gridare:” Bastone mio, picchia!” E il bastone cominciò a battere e a pestare l’oste tanto da farlo saltare sul tavolo e sulle panche, urlare e gridare:”Dio mio, prega il bastone di fermarsi altrimenti mi ammazza. Riavrai la tovaglia e il montone.!”
Quando gli sembrò che l’oste fosse stato pestato abbastanza il ragazzo ordino:”Bastone mio, fermati!”. Prese poi la tovaglia e se la mise in tasca, afferrò il bastone, legò una corda alle corna del montone e se ne tornò a casa con tutta quella roba. Era ben stato ripagato della sua farina!