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Giornata mondiale del sonno « dott. Mario Pacella

Giornata mondiale del sonno

Continui risvegli, pianti, incubi notturni, paura del buio. Circa il 20-25% dei bambini da zero a 3 anni d’età, nei Paesi occidentali, presenta disturbi del sonno. Una percentuale che sembra addirittura in aumento, anche a causa della diffusione di giochi al pc, televisione, video-game. Eppure durante il riposo l’organismo risparmia energia e riorganizza tutte le sue attività metaboliche e funzionali. Lo ricordano gli esperti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in vista della Giornata mondiale del sonno, organizzata il 14 marzo dal World Sleep Day Committee dell’Associazione mondiale di medicina del sonno. Per dare supporto anche sui disturbi del sonno dei più piccoli, dunque, al Bambino Gesù di Roma sono attivi da tempo l’Ambulatorio prima infanzia e lo Sportello del neonato: l’uno con approccio psicologico, l’altro prevalentemente clinico. Nonostante la maggior parte dei disagi nel dormire si possano prevenire o curare, “meno di un terzo delle persone afflitte da questi disturbi si rivolgono al medico”. Nella sede di San Paolo Fuori le Mura, l’Ambulatorio per la prima infanzia interviene con approccio psicologico su ogni genere di alterazione del ritmo sonno-veglia: dal risveglio notturno per il prolungato allattamento al seno (oltre i 7 mesi), fino a quello dettato dai cambiamenti fisiologici nella vita del bambino. L’ambulatorio si occupa anche di problematiche legate all’addormentamento, poiché è in questa fascia di età che il bambino dovrebbe iniziare ad addormentarsi da solo. Frequenti anche incubi notturni o risvegli agitati che richiedono la presenza del genitore vicino al bambino. Il Servizio di psicologia clinica interviene offrendo ai genitori e ai bambini la possibilità di un approfondimento ambulatoriale con incontri paralleli bambini-genitori in piccolo gruppo per affrontare il problema.Lo Sportello del neonato, invece, è un servizio gratuito, con aspetto clinico, attivo al Dipartimento di neonatologia, al Gianicolo. Si rivolge alle neomamme per sostenerle e supportarle nelle piccole e grandi problematiche di gestione quotidiana di un neonato. Oppure in caso di malattie croniche del piccolo, successive alla ospedalizzazione.

Più in generale, il disturbo nel dormire si manifesta se provocato da stati di ansietà, come ad esempio il divenire via via più consapevoli di se stessi o della relazione esistente fra i genitori. “Per disturbo nel sonno – spiega Cristiana De Ranieri, psicologia clinica del Bambino Gesù – si intende generalmente una difficoltà a godere di un riposo notturno sufficientemente lungo, naturalmente in relazione all’età del bambino. Questo genere di disturbi può riguardare la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli frequenti, la faticosa ripresa del sonno, a volte con la presenza, ma non sempre, di manifestazioni di disagio emotivo: pianto, agitazione, inconsolabilità”. Una notte agitata può anche essere solo un segno di eccitazione per le conquiste del giorno appena trascorso. Durante il primo anno di vita i neonati dormono molto, ma ben presto riescono a stare svegli per periodi più lunghi che non saranno impegnati soltanto ad alimentarsi, ma anche ad essere accarezzati dai genitori, a guardarsi, sorridersi, a “parlare” con loro. Anche gli stati di ansia del secondo anno di vita, che provocano in molti bambini incubi e paure, sono segnali del processo di maturazione mentale e della immaginazione creativa e sono legate spesso ai primi distacchi. Intorno al terzo anno, poi, i bambini chiamano spesso i genitori dopo essere stati messi a letto o esprimono la paura del buio: è una fase normale nello sviluppo infantile e può essere legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto ai genitori. “Criticità che possono essere superate seguendo determinati accorgimenti. I genitori – prosegue De Ranieri – possono accompagnare l’evoluzione del sonno del bambino contenendone i lati emotivamente più forti: bisogna essere elastici, ma al tempo stesso mantenere anche posizioni ferme. Come per gli altri comportamenti, infatti, fornire un confine e dare una regolarità alle abitudini rispetto al sonno aiuta il bambino a sentirsi contenuto e dà continuità alle sue esperienze: tanto nel corso della giornata quanto durante la notte”. “Di fronte ad una modifica delle abitudini che riguardano il sonno – dichiara la psicologa del Bambino Gesù – chiediamo sempre quale possa essere l’elemento di “disturbo”, per esempio una nuova esperienza oppure un evento inatteso. Qualora una difficoltà nella sfera dell’addormentamento dovesse permanere a lungo nel tempo o assumere dimensioni incontrollabili tanto da ostacolare il sereno svolgersi della vita del bambino e della famiglia, o anche soltanto se i genitori dovessero sentirsi stanchi, confusi e senza risorse, potrà essere utile consultare uno psicologo dell’età evolutiva”.

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